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RIVISTA EGERIA

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Abstract Fascicolo 24


Alberto Coco
ARISTOCRAZIA CITTADINA E ORDINI MENDICANTI:
IL CASO PISTOIESE DELLA FAMIGLIA PAPPAGALLI E I FRATI PREDICATORI (SECC. XIV-XIX)


L’obiettivo del presente lavoro è quello di indagare i rapporti intercorsi tra gli
ordini mendicanti e le aristocrazie cittadine a partire dal XIII secolo sino alla fine
dell’età moderna. La ricerca si concentra prevalentemente sull’ordine dei frati
Predicatori con particolare riferimento al caso dei domenicani di Pistoia i quali,
attraverso le loro carte d’archivio (in buona parte inedite e qui presentate), hanno
lasciato una ben documentata testimonianza delle strette relazioni che li hanno
legati alla famiglia Pappagalli, esponente del patriziato della stessa città

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Giorgio Lazzarotti
I GESTI DELL’ULTIMA CENA IN GV 13,1-38:
UN’ANALISI NARRATIVA


Il racconto giovanneo dell’Ultima cena anticipa e introduce i discorsi di commiato
di Gesù ai suoi, offrendo loro la chiave di interpretazione fondamentale per
comprendere la sua morte come glorificazione e passaggio al Padre e aprendo così
la rivelazione del mistero trinitario di Dio. La lavanda dei piedi e la consegna del
boccone a colui che sarebbe diventato il traditore, infatti, strettamente connessi alle parole di Gesù, manifestano al lettore l’identità di un Dio che, in sé, è amore.
Il racconto di Gv 13,1-38 mette quindi in luce come la rivelazione del mistero di
Dio emerga con forza proprio dal suo carattere narrativo, interpellando il lettore
e la sua risposta di fede.

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Beatrice Iacopini
DIO AL DI LÀ DI DIO:
LA RICERCA DI UN PARADIGMA POST-TEISTA


L’articolo intende rendere conto degli elementi essenziali che caratterizzano la
corrente teologica detta post- o trans-teismo, portatrice di istanze che, talvolta in
modo molto radicale, alludono a una revisione completa del modo di comprendere
e presentare il cristianesimo, e al superamento della religione come si è andata
strutturando fino a oggi. Dopo una breve rassegna in cui si rintracciano le radici
di questo movimento nelle figure di J.S. Spong e R. Lenaers e in alcune teologie
degli anni Sessanta, l’attenzione è posta sulle posizioni di due autori (Enrique
Martínez Lozano e Paolo Gamberini). Nella conclusione, si accenna all’attuale
recezione del post-teismo.

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Giovanni Ibba
OLTRE LA NOSTRA AETATE? FEDE, TRADIZIONE E GIUDAISMO DEL SECONDO TEMPIO NEL DIALOGO EBRAICO-CRISTIANO


L’articolo propone una riconsiderazione critica dello sviluppo del dialogo ebraicocristiano
alla luce di Nostra aetate, analizzandone i presupposti teologici ed ermeneutici
che ne condizionano tuttora la recezione. L’argomentazione si fonda sulla distinzione
tra evento di fede ed elaborazione teologica, sostenendo che una parte rilevante delle
incomprensioni storiche tra cristianesimo ed ebraismo derivi dalla sovrapposizione
tra rivelazione, formulazione dottrinale e categorie filosofiche di matrice ellenistica.
L’analisi esamina il processo di ellenizzazione del cristianesimo antico quale fattore
rilevante nella progressiva differenziazione identitaria rispetto alle correnti giudaiche
del I secolo e nella formazione di modelli antigiudaici e sostituzionisti. Si propone
inoltre di assumere il giudaismo del Secondo Tempio come orizzonte interpretativo
imprescindibile per lo studio delle origini cristiane, includendo il Nuovo
Testamento nella più ampia produzione letteraria del periodo. Ne consegue che il
dialogo ebraico-cristiano esige non solo rigore metodologico, ma anche una revisione
critica dell’autocomprensione confessionale delle tradizioni coinvolte.
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Federico Giuntoli
L’IMBARCAZIONE DELLA SALVEZZA NELLA LETTERATURA BIBLICA E MESOPOTAMICA DEL GRANDE DILUVIO.
ALCUNE CONSIDERAZIONI


Questo studio analizza le dimensioni e la struttura dell’arca nei racconti del diluvio
mesopotamici e biblici, rivelando significativi parallelismi simbolici e architettonici.
L’esame comparativo delle fonti cuneiformi (Gilgameš, Atra-h˘asīs) e del testo della Genesi dimostra come le imbarcazioni descritte non rappresentino
vere navi, quanto ziqqurat galleggianti. L’arca di Ūta-napištī, con le sue
dimensioni cubiche e la divisione in sette piani, rispecchia esattamente la struttura
dell’.-temen-an-ki di Babilonia, suggerendo un’interpretazione templare
piuttosto che nautica. Analogamente, l’arca di No. stabilisce precisi rapporti
proporzionali con il tempio di Salomone e la dimora del Signore nel deserto,
configurandosi come microcosmo tripartito che preserva la vita durante il caos
primordiale. L’analisi dei materiali costruttivi, delle tecniche di impermeabilizzazione
e dei rituali associati conferma la natura sacra di questi manufatti.
La ricerca evidenzia come entrambe le tradizioni utilizzino il simbolismo architettonico-
templare per esprimere concetti teologici di rinnovamento cosmico e
preservazione della vita, trasformando il racconto del diluvio in una narrazione
di morte e rinascita del mondo.
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