
Eric Noffke
EKKLESIA E IMPERO
L’ekklesia cristiana era un’istituzione in competizione con l’impero romano? La
domanda . stata posta pi. volte nel corso della ricerca neotestamentaria, con
risposte molto contraddittorie tra loro. In questo articolo ci si riferisce ad alcuni
scritti di R.A. Horsley, usandoli come filo rosso per provare a districarci in questa
complessa questione. Per questo autore, infatti, fin dai tempi della predicazione
di Ges. le comunit. cristiane volevano offrire uno spazio di resistenza alle dinamiche
oppressive dell’impero, in aperta opposizione ad esso. Qui si confrontano
le tesi di Horsley con le informazioni che abbiamo a disposizione, soprattutto dall’epistolario paolino, per sottoporle ad un vaglio critico. Se ne conclude che, se
alcune affermazioni paiono poco fondate, nell’insieme sembra difficile che si possa
sottovalutare il valore dell’ekklesia come espressione di una visione del mondo
alternativa e contrapposta all’impero.
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Agnese Maria Fortuna
EMERSON, HUMAN NATURE, AND LANGUAGE:
EIGHTEENTH-CENTURY BACKGROUND FROM REIMARUS TO HERDER
L’interesse di Emerson per la natura, alimentato dal suo entusiasmo per le scoperte
e le teorie scientifiche, fu plasmato e sostenuto dalla sua appassionata adesione
alla visione simbolica della natura sostenuta dal movimento romantico tedesco
e inglese. Tuttavia, temi, concetti e articolazioni che ricorrono nel pensiero di
Emerson, soprattutto nel periodo di transizione che precede la pubblicazione
di Nature (1836), sono già rintracciabili nei dibattiti sulla specificità umana del
XVIII secolo, in particolare nelle opere di Reimarus e Herder.
Emerson concepisce la natura come espressione dello Spirito creatore. Cogliere
il suo ordine e il suo significato è ciò che distingue l’essere umano come creatura
dotata di riflessione e linguaggio. Data la corrispondenza tra leggi di natura e leggi
morali, la creazione del mondo di significati condivisi, che è il mondo propriamente
umano, comporta un impegno costante per il miglioramento individuale
e sociale inteso come fedele attualizzazione della verità iscritta dallo Spirito nella
natura.
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Marcello Marino
IL «SEI/SESTO» NEL QV
L’autore del QV assume, reinterpretandolo, lo schema veterotestamentario e giudaico
«6+1» per articolare sia la scansione dei giorni (emerologia) sia la successione
dei segni (aritmologia). In merito ai giorni costruisce una grande inclusione
al suo racconto collocandolo all’interno di due settimane corte (di sei giorni)
che culminano nella manifestazione della Gloria, prima a Cana poi sul Golgota.
Lo schema «6+1» qui viene reinterpretato in quello «6°+1°/8°» relativo al primo
giorno dopo il Sabato e all’ottavo giorno della risurrezione. Si crea così la lacuna
del settimo giorno. In merito ai segni ne seleziona sei come preparazione alla
contemplazione del settimo, seppur sui generis, il mistero pasquale. I sei segni non
solo lo annunciano ma anche ne anticipano il senso. Nel sesto giorno, quello della
Parasceve, intorno alla sesta ora, tutto è compiuto nel mistero pasquale, il settimo
segno. L’autore poi lascia (forse) altri indizi sul «sei/sesto» nel suo racconto: che
significato hanno le sei giare di Cana? Lazzaro è risuscitato un sesto giorno per
annunciare la gloria del Risorto già nella sua morte? Le sei feste che si susseguono
nel racconto, culminanti nella terza Pasqua, alludono anch’esse al Sabato pasquale
in cui l’agnello di Dio è consegnato per essere ucciso? Il «sei/sesto» assume così
un’importanza peculiare a motivo del fatto inedito e inaudito dell’incarnazione
del Logos nella cui sarx si manifesta la Gloria divina già nei giorni del suo ministero
ma, soprattutto, nell’evento della croce gloriosa.
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Gérard Rossé
FONDAMENTO DELLA FEDE CRISTIANA
La fede cristiana nasce in ambiente giudaico dove esiste l’attesa di un Messia. Ma
non un Messia crocifisso che la Legge dichiara maledetto da Dio. Inoltre il giudaismo
aspetta una risurrezione generale alla fine dei tempi, ma mai la risurrezione
di un Messia crocifisso prima della fine dei tempi. L’annuncio cristiano non può
essere inventato da una mente giudaica molto creativa, e poi per giunta proclamato
con l’inevitabile scandalo e rischio di essere ucciso. All’origine ci può essere
soltanto un agire divino inatteso e sorprendente, e un’apparizione ai discepoli, del
Crocifisso che Dio ha risuscitato.
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